Ti amo come si amano le cose che fanno male,
come il mare d’inverno quando chiama e non puoi rispondere.
C’è qualcosa di eterno nel tuo nome,
una ferita dolce che non smette di brillare.
Ti penso nei silenzi lunghi della sera,
quando il mondo si spegne e restano solo
i battiti ostinati del cuore.
È lì che mi manchi di più,
come se l’aria avesse dimenticato
come si fa a respirare senza di te.
Amarti è un incendio che non consuma,
ma scalda e brucia nello stesso istante.
È desiderarti sapendo che forse
non ti riavrò mai davvero,
è sorridere mentre dentro si spezza qualcosa per sempre.
Eppure non smetterei.
Non smetterei di cercarti nei sogni,
di stringere almeno il tuo ricordo
come si stringe una promessa fragile.
Perché questo dolore ha il tuo volto,
e se soffrire significa averti amato così,
allora lascia che resti —
sospeso tra mancanza e infinito —
questo amore struggente
che porti finalmente al sollievo della morte.
S.B.

